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Nano Crystal Coat: una tecnologia innovativa

Postato in data mag 23, 2013

Il Nano Crystal Coat è una tecnologia introdotta dai fisici giapponesi di Nikon Issei Tanaka e Tsuyoshi Murata per ridurre la riflessione della luce che attraversa la superficie di una lente.

E’ da molti  anni che le lenti degli obiettivi vengono trattate con la deposizione di strati estremamente sottili di materiali; sfruttando il loro diverso indice di rifrazione è possibile a ridurre di molto la riflessione della luce, e di conseguenza anche il flare e le immagini fantasma.

Ma accade ancora spesso, soprattutto con i grandangoli, dove i raggi luminosi incidono sulla lente con angoli estremamente ampi, che si verifichino fastidiose riflessioni.

Il Nano Crystal Coat riesce a risolvere in modo egregio il problema in quanto, oltre a consentire una percentuale di trasmissione superiore, ha un comportamento estremamente omogeneo su tutta la gamma di frequenze della luce di interesse fotografico.

Questa tecnologia è stata utilizzato inizialmente per il rivestimento superficiale delle lenti degli stepper, ovvero dei proiettori utilizzati per la produzione dei dispositivi a semiconduttori. Consiste in un materiale spugnoso, in cui le particelle di circa 10-20 nanometri (milionesimi di millimetro) sono spaziati regolarmente; ne risulta un materiale poco denso, dove l’aria riempie gli interstizi; il suo indice di rifrazione risulta quindi intermedio tra quello dell’aria e quello del vetro, e questo aumenta la trasmissione della luce. E’ comunque un materiale di difficile fabbricazione in quanto le particelle non possono essere troppo distanziate, altrimenti s’incorre nella dispersione della luce, con la produzione di frange colorate.

Trasportare questa tecnologia sulle ottiche fotografiche non è stato semplice, in quanto è stato necessario rendere questo materiale anche resistente, requisito indispensabile per un’applicazione commerciale. I tecnici di Nikon però ce l’hanno fatta.

DIDA

1 Nano Nano Crystal Coat: una tecnologia innovativa

Struttura del rivestimento Nano Crystal Coat

2 Nano 2 Nano Crystal Coat: una tecnologia innovativa

La differenza nell’indice di rifrazione tra un rivestimento convenzionale a il Nano Crystal Coat

Come funziona l’autofocus ibrido di Nikon

Sulla Serie 1 Nikon ha implementato un nuovo sistema di messa a fuoco automatica definito ibrido, perché utilizza sia il sistema a rilevamento di fase che quello a rilevamento di contrasto

L’autofocus a rilevamento di fase è quello normalmente usato dalle fotocamere reflex. Ora Nikon è riuscita ad implementarlo all’interno del sensore immagine CMOS della fotocamera, cosicché è possibile disporre di questo sistema AF anche in assenza dello specchio reflex. Vediamo come funziona.

Normalmente ogni microlente del sensore immagine concentra tutta la luce su un singolo elemento sensibile. Se però questo elemento sensibile viene diviso in due parti la luce proveniente dalla parte sinistra dell’obiettivo e quella proveniente dalla parte destra raggiungono due elementi sensibili distinti. E’ quindi possibile comparare le immagini formate dalla parte destra e da quella sinistra dell’obiettivo. In pratica è il sistema di funzionamento del telemetro.

Quando le due immagini coincidono il soggetto è a fuoco, quando invece appaiono spostate una rispetto all’altra il soggetto è fuori fuoco. A seconda della direzione e dell’ampiezza dello spostamento (in base alla focale dell’obiettivo), è possibile definire la distanza del soggetto e quindi correggere opportunamente la messa a fuoco dell’obiettivo.

Nikon ha poi aggiunto un sistema che migliora ulteriormente la messa a fuoco.

Quando l’obiettivo è notevolmente fuori fuoco è difficile identificare lo spostamento delle due immagini prodotte dal sistema AF, soprattutto se esse vengono prodotte da un obiettivo di grande apertura; in tal caso il sistema AF interviene chiudendo progressivamente il diaframma in modo da generare due immagini più nitide, grazie alla maggiore profondità di campo; le immagini risultano quindi più facilmente analizzabili.

Purtroppo la necessità di utilizzare un diaframma piuttosto chiuso e soprattutto le piccole dimensioni dei due “mezzi pixel” fanno sì che il sistema funzioni efficacemente solo in situazioni di media e alta luminosità.

Per le basse luci diventa necessario ricorrere al più tradizionale sistema a rilevamento del contrasto.

Con il sistema AF a rilevamento del contrasto occorre invece che la fotocamera esegua numerose misurazioni variando la messa a fuoco dell’obiettivo; il sistema analizza poi le immagini e sceglie tra di esse quella dotata di maggiore contrasto, ovvero quella più a fuoco; a questo punto imposta la messa a fuoco nella posizione appropriata.

E’ dunque un metodo preciso, perché non richiede alcuna taratura dell’obiettivo o della fotocamera, ma piuttosto lento perchè deve cercare per tentativi la direzione dello spostamento; il sistema è tanto più veloce quanto più elevato è il numero di letture al secondo.

Questo sistema può arrivare ad una buona sensibilità, ovvero può lavorare con soggetti poco illuminati, purché l’obiettivo montato sulla fotocamera sia di buona luminosità, ovvero abbia una grande apertura di diaframma.

4 Nano Crystal Coat: una tecnologia innovativa 5 Nano Crystal Coat: una tecnologia innovativa

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3  Hybrid AF Nano Crystal Coat: una tecnologia innovativa

L’autofocus ibrido delle Nikon 1 integra nel sensore immagine tanto le funzioni di autofocus a contrasto (135 punti AF) quanto quelle di autofocus a rilevamento di fase (73 punti AF, in comune con gli altri).

Progresso Fotografico Oro 23 Speciale Nikon Quarta1 Nano Crystal Coat: una tecnologia innovativa

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PhotoFestival “Attraverso le Pieghe del Tempo”

Postato in data mag 15, 2013

 

PhotoFestival    “Attraverso le Pieghe del Tempo”

(NettunoPhotoFestival)

Edizione 2013

 Il PhotoFestival “Attraverso le Pieghe del Tempo”, conosciuto al grande pubblico anche come  NettunoPhotoFestival,  è il nome della rassegna annuale, giunta alla  terza edizione e idata e curata dall’Associazione Culturale “Occhio dell’Arte” nella persona della sua Presidente Lisa Bernardini, che fra i suoi scopi ha quelli di promuovere eventi culturali connessi ad opere di solidarietà sociale.

Ospitata nella spettacolare sede del cinquecentesco Forte Sangallo e promossa in collaborazione con il comune di Nettuno (Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo e Assessorato alla Cultura e Pubblica Istruzione), la rassegna prevede diverse occasioni di incontro e di confronto fra fotografia, poesia e musica in un programma che si svolge dal 20 agosto al 1° settembre.

Molti sono i personaggi noti al grande pubblico che premiamo durante ogni edizione e che accettano di partecipare alla nostra rassegna per la stessa forte motivazione sottesa al festival: un momento artistico condiviso e intimamente collegato ad una azione benefica (viene realizzata, infatti, durante i giorni del festival, una raccolta fondi da parte della Onlus di turno ospitata attraverso la  vendita di gadgets e/o offerte libere). In pratica, grazie ad  un appuntamento artistico di rilievo, aiutiamo  a richiamare l’attenzione dei media  su missions concrete orientate alla solidarietà: non siamo raccoglitori diretti di fondi, bensi’ un tramite volontario che conferisce alla fotografia, alla musica e alla poesia anche un ruolo socialmente attivo.

Il coordinamento scientifico dell’iniziativa e’ affidato al Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Universita’ La Sapienza di Roma.

La sede

Il Festival è ospitato nello splendido Forte Sangallo in Nettuno, che fu costruito tra il 1501 e il 1503 da Antonio da Sangallo su progetto di Giuliano Giamberti, per volere di Cesare Borgia. Nelle trabeazioni interne alcuni intravedono addirittura  la mano del Bramante. La  fortezza si regge a dominio del mare su di una struttura quadrangolare di 320 metri quadrati ed è munita di quattro baluardi perfettamente squadrati. Le mura hanno lo spessore di 5 metri, l’altezza varia dai 18 ai 25 metri. Dopo i Borgia, sono i Colonna a possedere il Forte fino al 1594, quando lo cedono alla Camera Apostolica. Dopo alterne vicende, il castello passa ai principi Borghese nel 1831. Oggi l’edificio, di proprietà comunale, è sede del “Museo dello Sbarco Alleato” e dell’ Antiquarium, di convegni e mostre d’Arte. Il Comune di Nettuno, dietro un progetto presentato dall’Associazione Occhio dell’Arte, riconosce l’importanza della rassegna sia dal punto di vista artistico che dei valori di solidarieta’ trasmessi alla cittadinanza,  e gratuitamente concede , per i giorni di durata della rassegna, questo gioiello d’arte come spazio di accoglienza del NettunoPhotoFestival.

Le mostre   

Inaugurazione ufficiale sabato 31 Agosto alle ore 11.00

Maurizio Galimberti : Paesaggio Italia 

Paesaggio Italia e’  una sintesi della  ricerca di Maurizio Galimberti  attraverso la riscoperta e la narrazione del nostro Paese, di alcuni luoghi scelti dall’autore per la loro significatività e da lui stesso eletti a luoghi del cuore continuando e affinando la sua ricerca iniziata già nei primi anni ’90. Il risultato è un lavoro antologico fuori dall’ordinario sul tema del paesaggio italiano, ritratto attraverso tutte le forme espressive sperimentate dall’Instant Artist con le sue Polaroid. Un imponente caleidoscopio di immagini, composto di scatti unici non ripetibili per raccontare i percorsi e le divagazioni di Maurizio Galimberti, che trasfigura lo sguardo attraverso un nuovo mondo, in grado di riportare allo spettatore l’esperienza di trasformazione e rinnovamento maturata dall’artista in questi oltre venti anni di lavoro sul paesaggio. “Un nuovo esordio” così lo definisce Denis Curti, che di lui scrive: “Con questo nuovo e sorprendente “Viaggio in Italia” Maurizio Galimberti prosegue la ricerca fotografica dedicata a luoghi, spazi, paesaggi e orizzonti. Tra le diverse traiettorie possibili, Galimberti cerca l’astrazione, ma deve fare i conti con il senso di appartenenza, con i punti fermi e riconoscibili delle architetture, con il fascino delle piazze, con la forza abbagliante della luce della Puglia, con la patina di commozione della pianura, con l’orgoglio barocco della Sicilia. Con Milano, la sua città. Qui vive e lavora. Per certi tratti il percorso visivo si fa autobiografico e Galimberti non si risparmia. Scatta senza sosta nuovi mosaici e immagini singole. Riporta in luce alcune polaroid scattate negli anni ’90, prova della sua dedizione e fedeltà verso una certa idea di italianità, che sono destinate a restare sullo sfondo: pedine utili a non perdere la strada”.

Le sue polaroid, grazie alle diverse possibilità compositive sperimentate, diventano scrigno di infinite visioni, che consentono una rilettura ed una riscoperta dei luoghi del nostro paese assolutamente inaspettate. Architetture, città, volti di paesaggio verranno proposti sottoforma di singole polaroid, “mosaici”, ready-made, ovvero di quelle che rappresentano le modalità tecniche e di espressione privilegiate da sempre dall’artista che, in questa occasione, sperimenta in anteprima mondiale la nuova pellicola Impossible, primo esemplare in bianco e nero. In questa narrazione, Galimberti dimostra di aver raggiunto una consapevolezza artistica che si rivela nell’atteggiamento fotografico di chi oramai è pronto a disorientarsi, lasciandosi alle spalle il proprio luogo comune.

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Scuola di Fotografia by fotografia.it: guarda il video

Postato in data mag 7, 2013

Scuola di Fotografia 3 è dedicata all’analisi delle funzioni offerte dalle fotocamere in generale e al modo in cui i singoli produttori le interpretano. Una serie di video tutorial integrano quanto è possibile leggere sulla carta, a cominciare da quelle dedicate alla calibrazione del monitor e della stampante.

dettagliooooo Scuola di Fotografia by fotografia.it: guarda il video

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Meglio Photoshop o Premiere per il video?

Postato in data mag 6, 2013

Partiamo da una domanda che spesso mi pongono i fotografi: è meglio usare Photoshop o Premiere per lavorare con il video?

Se avessi una pistola puntata alla tempia risponderei: meglio entrambi!

Anche se in effetti, senza la pistola puntata, risponderei la stessa cosa. Perché? Perché è sempre meglio avere il meglio di due mondi, invece che dover per forza abbracciarne uno solo.

D’altra parte, realizzare un video equivale a raccontare una storia, un po’ come scattare una fotografia, ma in maniera diversa e forse più completa rispetto a un’immagine statica.

E se doveste raccontare una storia, la vostra storia, preferireste avere un solo modo per farlo, oppure poter scegliere qual’è quello migliore in base alla storia da raccontare? La risposta credo sia scontata per la maggior parte di noi.

E visto che stiamo parlando di storie, eccovene una giusta per l’occasione, per giunta vera al 100%.

PRENDETE A CALCI LA PIGRIZIA!

A gennaio scorso due fotografi professionisti, Barbara Zonzin e Nicola Micheli, hanno partecipato alla prima edizione del workshop PHOTO to VIDEO organizzato da PS School a Milano.

Il workshop era strutturato in due sessioni distinte: una di ripresa video live con le reflex, ed una di post-produzione e color correction video in Photoshop CS6. Se di workshop di ripresa video con le reflex ce ne sono diversi in giro, PHOTO to VIDEO è stato il primo evento in assoluto in cui è stato proposto Photoshop CS6 come software per montare e fare color correction sul video. Se volete vedere meglio come si è svolto il workshop potete dare una sguardo al video di backstage al link http://vimeo.com/60042148.

Erano ormai due anni che Barbara e Nicola volevano passare dalla foto al video, ma il fatto di dover imparare un software ex-novo come Premiere per gestire i loro video li aveva sempre frenati dal fare il grande salto.

Rompendo gli indugi, hanno preso un aereo e sono venuti al workshop. E, dopo essere tornati a casa, avevano ben chiari i due elementi sui quali era incentrata tutta la didattica del workshop.

Primo, è importante avere una storia da raccontare e trovare il modo migliore per raccontarla tramite immagini in movimento. E avendo visto durante la prima sessione dell’evento come impostare la fotocamera, come scegliere i movimenti di macchina e tenere sotto controllo il fuoco, ormai sapevano cosa fare.

Secondo, per montare dei video non era necessario imparare per forza Premiere, ma potevano iniziare a farlo utilizzando Photoshop CS6. E potendo gestire il video in Photoshop, avevano la possibilità di sfruttare tutte le loro tecniche di color correction che normalmente usavano sulle fotografie, per applicarle anche ai video.

Zonzin lo abbiamo fatto frame Meglio Photoshop o Premiere per il video?Quindi hanno preso a calci la loro pigrizia e hanno iniziato a girare dei video e a montarli. Dopo aver fatto qualche prova, hanno visto che era possibile ottenere dei risultati immediati di qualità e, indovinate un po’, per testimoniarlo hanno girato un semplice video dal titolo “Lo abbiamo fatto” che potete vedere al link http://vimeo.com/61414233.

Il video, manco a dirlo, è stato girato con una fotocamera reflex e montato e post-prodotto interamente in Photoshop CS6.

Zonzin Harvest co frame Meglio Photoshop o Premiere per il video?Sull’onda dell’entusiasmo Barbara e Nicola hanno continuato a girare e sperimentare, e in pochi mesi sono arrivati a produrre un video per un loro cliente, ben più complesso del primo, che potete vedere al link http://vimeo.com/65243797.

La domanda che si pone a questo punto è: hanno usato solo Photoshop per montarlo e post-produrlo?

No, hanno usato Premiere e Photoshop CS6 integrandoli perfettamente.

E il motivo è semplice: troppo spesso tendiamo ad affidarci a un unico strumento una volta che impariamo a conoscerlo, tralasciando del tutto il fatto che uno strumento è uno strumento, con tutti i suoi vantaggi e le limitazioni del caso. Quindi, perché limitarsi ad usarne uno solo?

Ecco perché Nicola ha iniziato a imparare Premiere per montare i video, e Barbara ha continuato a fare la Color Correction e ad aggiungere gli effetti speciali in Photoshop. In altre parole hanno preso il meglio dei due mondi per raccontare la loro storia.

E dato che l’appetito vien mangiando, parteciperanno alla prossima edizione di PHOTO to VIDEO in programma a Milano per il 18 maggio e a Roma per il 25, il cui titolo è COLOR CORRECTION PHOTO to VIDEO.

CC PHOTO to VIDEO banner Fotografia 3 0 Meglio Photoshop o Premiere per il video?

Di cosa si parlerà in questa edizione? Ovviamente di come integrare al meglio Photoshop e Premiere per montare e per fare la Color Correction dei propri video.

Durante l’edizione a cui hanno partecipato Barbara e Nicola, avevamo scelto di usare come caso di studio la pubblicità di una ipotetica marca di caffè, per avere un caso concreto sul quale illustrare le tecniche di ripresa, di montaggio e di color correction. Abbiamo realizzato delle riprese nell’hotel in cui si teneva l’evento e abbiamo realizzato un montaggio completo in Photoshop CS6. Il frame finale del video è quello che vedete nelle figura qui sotto.

La domanda che molti si pongono è: quanto è difficile realizzare un montaggio video del genere con Photoshop?

Meno di quanto sembri, poiché, una volta imparate le nozioni di base del montaggio, le tecniche per fare la Color Correction sono del tutto simili a quelle che si utilizzano per le fotografie. Non abbiamo abbastanza spazio per mostrare qui le tecniche di montaggio, però se date uno sguardo alla prossima figura, vedrete come appaiono il pannello della Timeline e dei LIvelli per realizzare un montaggio come quello di cui abbiamo appena parlato in Photoshop. Come vedete, per fare la Color Correction sono stati utilizzati dei livelli di regolazione applicati ai vari livelli video, né più e né meno di come potreste fare con le immagini.

PTV caffè roma full palettes Meglio Photoshop o Premiere per il video?

Chi vuole curiosare tra le possibilità offerte da Photoshop sul video può dare uno sguardo all’articolo pubblicato su Fotografia 3.0 al link http://www.fotografia30.it/6119/dalla-fotografia-al-video-passando-per-photoshop.htm

Ovviamente questo è solo l’inizio della faccenda, in quanto le possibilità offerte da Photoshop per il video vanno ben oltre.

E in Premiere allora cosa si può fare?

Beh, intanto il montaggio è molto più veloce in quanto Premiere è un software che nasce per il video e quindi consente la visualizzazione delle clip in tempo reale. In più ci sono una serie di strumenti che consentono di velocizzare tutta la fase di post-produzione.

Inoltre c’è la possibilità di potere sincronizzare meglio le clip video con l’audio, un aspetto molto importante per qualunque video.

Questo però non significa che chi inizia a montare i video con Photoshop debba abbandonarlo del tutto una volta deciso di passare a Premiere, dato che ci sono delle cose che in Photoshop risultano più comode rispetto a Premiere.

Ad esempio, chi è abituato a fare la Color Correction in Photoshop può tranquillamente realizzare il proprio montaggio in Premiere e usare Photoshop per la Color Correction. Nella prossima figura potete vedere come appare la timeline di Premiere per realizzare lo stesso montaggio eseguito in Photoshop.

PTV caffè roma premiere layout Meglio Photoshop o Premiere per il video?

Una volta finito il montaggio, è possibile aprire in Photoshop le singole clip che compongono il montaggio, applicare le varie correzioni con le tecniche che preferite ed esportarle in formato H264. In Premiere basterà selezionare ogni clip così modificata nel pannello del progetto, tenere premuto il tasto destro e scegliere dal menu contestuale la voce “Sostituisci metraggio”. Premiere sostituirà automaticamente la clip nella timeline con quella esportata da Photoshop, mantenendo il montaggio con tutte le modifiche che avrete apportato.

A questo punto credo che iniziate a comprendere il motivo per il quale Barbara e Nicola verranno al workshop COLOR CORRECTION PHOTO to VIDEO. Durante l’intera giornata saranno mostrate le tecniche di montaggio, di Color Correction e di post-produzione usando sia Photoshop che Premiere CS6, ed integrandoli perfettamente per ottenere il meglio dei due mondi.

Non importa poi così tanto quale dei due software sia meglio per gestire il video. Importa di più imparare a sfruttare il meglio di entrambi per raccontare la vostra storia nel modo che voi volete.

E prendete a calci la vostra pigrizia: passare dalla foto al video è molto più semplice di quello che sembra!

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