Il Bianco Nero professionale: l’intervista a Bruno Nardini

Postato in data gen 31, 2012

Oggi, per approfondire al meglio il tema riguardante la stampa bianco-nero professionale, dedichiamo a tutti i lettori di fotografia30.it l’intervista integrale a Bruno Nardini de “Il Laboratorio”.

Il Laboratorio, nato nel 1996 a Torino, è specializzato nella stampa del bianconero con procedimento chimico; oggi potrebbe sembrare un limite, in realtà, grazie all’ingranditore digitale De Vere che proietta il file sulla carta tradizionale, è possibile stampare con il tradizionale trattamento di camera oscura anche le immagini digitali.

Nelle attuali tendenze del bianconero in generale e della stampa in particolare, cosa sta cambiando dal lato tecnico?

Indubbiamente l’industria ha investito molto sul colore. Il bianconero digitale è venuto dopo (sia come tempi che come impegno) e con tecnologie derivate da quelle per il colore. Solo in anni recenti sono stati fatti studi di un certo rilievo sulle stampanti, sui pigmenti e sulle carte, senza però arrivare ad una gamma tonale paragonabile a quella offerta dalla carta chimica.
Questa semplice evidenza ci ha portato a proporre la stampa analogica anche da file, dotandoci di un ingranditore digitale De Vere che proietta il file sulla carta da stampa bianconero tradizionale e consente quindi di continuare ad usare il trattamento chimico di camera oscura. Tale strumento permette di stampare direttamente il file senza passare per un internegativo, che si ottiene stampando l’immagine positiva su un supporto trasparente per renderla negativa.

Su che tipo di supporti e con quali materiali stampate?

Solo su carta, baritata o politenata, e questo dipende dalle richieste dei nostri clienti e dalla scelta fatta dell’ingranditore digitale De Vere.

Come si confrontano a livello di costo?

Lavorando con l’ingranditore digitale De Vere e la chimica tradizionale non ci sono sostanziali differenze nel costo delle stampe; si tratta comunque di una lavorazione sempre artigianale.

C’è difficoltà nel reperire i materiali, dalla ripresa alla stampa, per la fotografia analogica in bianconero?

Indubbiamente la disponibilità di supporti sensibili è più limitata rispetto al passato (Agfa ha chiuso e altri marchi hanno ridotto il numero dei prodotti a catalogo), ma la qualità rimane buona. Direi quindi che la grande paura di essere costretti a passare completamente al digitale è passata e si stanno definendo nuovi equilibri. Inizialmente i produttori temevano un mercato in costante declino, invece il consumo di materiale sensibile oggi è abbastanza stabile, anche perché la disponibilità nel mercato dell’usato di fotocamere analogiche a prezzi accessibili le ha rese alla portata dei fotoamatori e dei giovani che vogliono fare sperimentazione. Certo siamo lontani dagli anni d’oro, ma il mercato assicura numeri sufficienti a mantenere in funzione alcuni stabilimenti di produzione di pellicole, carte e prodotti chimici. Se alcuni prodotti non sono più reperibili si tratta di approfondire la conoscenza di quelli oggi sul mercato per arrivare comunque al risultato voluto.

Che tipo di materiali deve portare il cliente per ottenere il migliore risultato in stampa?

Finchè il cliente fornisce un file a 300 dpi con un numero di pixel adeguato al formato di stampa, non ho esigenze particolari. Naturalmente lo stesso fotografo sarà partito da un progetto e in base al risultato da ottenere avrà usato una risoluzione adeguata, tenendo conto anche di possibili ritagli delle immagini. È come scegliere se lavorare su pellicola 35mm, medio formato o grande formato in base al tipo di lavoro.
Non sempre le foto che si stampano in bianconero sono state riprese con questa intenzione e quindi ci vorrà una certa attenzione nella conversione, dando anche omogeneità alle immagini di uno stesso lavoro, ma queste sono cose che i fotografi sanno bene. Come nel caso di un reportage fatto con diverse pellicole, la stampa su carta baritata dovrà cercare di dare omogeneità all’insieme del portfolio, anche se le emulsioni e le luci sono diverse.

Quali sono gli errori più frequenti di chi vi porta un lavoro da stampare?

Soprattutto per chi non lavora abitualmente con il bianconero, a volte ci può essere qualche difficoltà nella conversione in termini di gamma tonale e di corrispondenza tra colori e toni di grigio. In questi casi ci si confronta con il cliente e si procede ad una nuova conversione.

Ricordiamo a tutti i nostri lettori che l’intervista completa è disponibile su “Progresso Fotografico”, serie oro 16, speciale Bianco Nero
http://www.fotografia.it/articoloPF_archivio.aspx

1 Alfredini beauty provino 300x225 Il Bianco Nero professionale: lintervista a Bruno Nardini

2 Alfredini beauty maschere1 300x225 Il Bianco Nero professionale: lintervista a Bruno Nardini3 Alfredini beauty maschere2 300x225 Il Bianco Nero professionale: lintervista a Bruno Nardini

4 Alfredini beauty stampa finale 300x225 Il Bianco Nero professionale: lintervista a Bruno Nardini

In questa foto di beauty si è iniziato in modo tradizionale, effettuando un provino per valutare l’immagine di partenza ed indicare poi gli interventi da effettuare in stampa: il risultato finale dà maggiore evidenza agli occhi e alla bocca della modella, mentre il viso acquista maggiore luminosità.

Foto di Sergio Alfredini.

1 provino
2 -3 mascheratura
4 stampa finale

Articolo pubblicato per Editrice Progresso da Dario Aloja.

Leggi Tutto

Apple: il futuro della face recognition e l’eterna guerra con Android

Postato in data gen 30, 2012

Sapete che sono passati anni da quando i nostri smartphone erano diventati, grazie al gesto “swipe to unlock”, una novità megagalattica? Da quando, mostrando con infantile spavalderia quella rapida passata di pollice con la quale sbloccavamo i display dei nostri iPhone, ci sentivamo un pò James Bond?

Si, è destino che  quel gesto considerato innovativo, elegante, cool, probabilmente tramonterà divenendo solo ricordo d’una  tecnologia datata che muore lasciando spazio ad un nuovo incredibile brevetto. Apple, sinonimo di ricordi ma anche d’innovazione, oggi propone per la prima volta la sua tecnologia diriconoscimento facciale associata allo sblocco del telefono.

Il brevetto di casa Apple, basato su di un riconoscimento a step progressivi, è capace di  individuare in primo luogo gli occhi e la bocca dell’utente inquadrato dalla fotocamera, utilizzando queste “info” come punti di riferimento per normalizzare l’immagine catturata. Una volta acquisita e normalizzata, l’immagine verrà poi facilmente confrontata con il database del dispositivo, permettendo al sofisticato software d’accertare la corrispondenza e procedere allo sblocco.

Screen Shot 2011 10 20 at 08.19.38 300x163 Apple: il futuro della face recognition e leterna guerra con Android

Leggi Tutto

L’etica digitale del fotogiornalismo

Postato in data gen 30, 2012

Non è la morte di Neda quanto la sua metaforica rinascita a celebrare, oltre tutto, oltre il medium, oltre la tecnica, il senso. Neda Salehi Agha-Soltan è morta uccisa dalle autorità del governo iraniano il 20 giugno 2009, protestava per le strade di Teheran a seguito delle elezioni presidenziali dello stesso anno. E’ rinata il 22 giugno 2009, quando gli amici hanno deciso di diffondere sul web le immagine della sua morte riprese con mezzi di fortuna utilizzati all’occorrenza. Telefonini, fotocamere, videocamere…

Ma il fine giustifica sempre i mezzi? La storia di Neda dice che certamente si, che a volte è certamente vero che nel senso meno machiavelliano del termine il fine giustifica, in modo condivisibile, certamente i mezzi. Si potrebbe anche aggiungere che alcune delle cruente immagini che raccontano la storia degli ultimi anni, nell’importante premio internazionale, istituzionale per il fotogiornalismo, il Word Press Photo, parlino più di mezzi che di racconti.

E allora si potrebbe anche dire che, perciò, l’etica fotogiornalistica è divenuta relativa, che la morte fa scalpore, che la morte al di là dei confini occidentali fa ancora più scalpore, che non importa quanto quella morte abbia bisogno di etica, che la bella foto, che la foto fatta nel momento giusto al posto giusto, faccia la storia. Chissà poi se Capa, Bresson o ancora Seymour, Rodger, Eisner e Vandivert, fondatori nel 1947 della prima agenzia fotogiornalistica, la Magnum, darebbero il loro assenso.

Se il mondo dei nostri giorni ha deciso un rinnovamento a tutti i costi. Se le immagini un tempo efficaci hanno smesso di avere pregnanza e necessitino di un’urbanizzazione sempre più spinta. Di un’ occidentalizzazione sempre più serrata, spostata oltre i confini della civiltà, quella stessa civiltà che sposta i propri confini sempre più in là. Ma quando la fotografia ha mediato la sua dignità? La nascita del digitale? O è forse la massificazione elargita che determina la perdita d’identità e a volte (che passi per buona) anche la dignità?

Oppure ha sempre creduto, nella storia, per la sua storia, di non possederne di dignità? C’è un valore aggiunto nel mestiere del fotogiornalista rispetto a chiunque possieda una macchinetta che permetta di registrare immagini e diffonderle, è la capacità d’analisi umanistica, è il suo sguardo informato e filantropico. Neda è forse il modo migliore per dire che non si può diffondere informazione in funzione del proprio fine ultimo e cioè la conoscenza. Quando il giornalista è un mediatore della notizia e del sapere la spettacolarizzazione della morte non è concepibile, quando l’estetica della violenza supera l’etica e la com-partecipazione tragica si è fallito il compito. E infine: abbiamo realmente bisogno di veder rappresentata la morte di un corpo sotto il cemento delle case di Haiti per poter com-partecipare da fruitori ultimi?

di Sandra Quagliata e Santo Mangiameli

foto di Henri Cartier-Bresson, Siviglia, Spagna 1933


Leggi Tutto

Arriva da Nissan la nuova custodia autoriparante per iPhone

Postato in data gen 26, 2012

Si chiama Scratch Shield la nuovissima e futuristica tecnologia antigraffio e autoriparante studiata per iPhone e messa a punto da Nissan in collaborazione con l’Università di Tokyo e la Advanced Softmaterials. Nissan, utilizzando la pionieristica vernice autoriparante sviluppata nel 2005 e montata su numerosi modelli delle gamme Nissan come la Murano, 370Z,  X-Trail e Infiniti, cerca di inserirsi prepotentemente nel settore degli accessori per telefoni cellulari proponendo, come questo “case” dalle indubbie doti di resistenza,innovative soluzioni tecnologiche. Le prime commercializzazioni della custodia per iPhone potrebbero iniziare entro l’anno e, assicura la casa, saranno totalmente  resistenti ai danneggiamenti tipici dell’impiego prolungato dell’apparecchio.

Grande elasticità ed altissima flessibilità sono le caratteristiche principali della vernice Scratch Shield che, autoripararando velocemente i piccoli graffi dei nostri gioielli ipertecnologici, daranno davvero del filo da torcere ai piu’ rinomati marchi d’accessori mobile. La superficie,infatti, oltre ad essere lucida e simile ad un gel, è molto più resistente ai graffi e garantisce una presa migliore rispetto alle normali vernici in commercio, mentre la struttura costruita di plastica ABS, materiale ampiamente utilizzato nell’industria automobilistica, risulta davvero indistruttibile a rovinose cadute e urti violenti.

xl Nissan ScratchShield 624 300x168 Arriva da Nissan la nuova custodia autoriparante per iPhone

Leggi Tutto

Geolocalizzazione delle foto

Postato in data gen 25, 2012

Le geolocalizzazione delle foto, siano esse realizzate con un device mobile o con una macchina fotografica si basa essenzialmente sul segnale GPS e sulle linee WiFi e Wlan.
Gli smartphone di fascia media e alta posseggono il localizzatore satellitare possono salvare nei metadati dell’immagine (EXIF) anche le coordinate geografiche ricevute dal segnale GPS (geotag).
Alcune macchine fotografiche compatte come le recenti  Nikon COOLPIX AW100 e la Canon PowerShot SX 230 HS lo hanno integrato mentre per le reflex esistono accessori come l’Unità GPS GP-1 per Nikon e il GPS Receiver GP-E1 per Canon.

Tornando ai device mobili invece sono numerosi ed in evoluzione i social network  che consentono di postare foto localizzate. La funzione geotag è attivabile come opzione dai dispotivi mobili.

Screen Shot 2012 01 25 at 8.46.15 PM 300x287 Geolocalizzazione delle foto
Facebook Map

Lo stesso Facebook che lanciò “places” offre da tempo questa possibilità con un altro nome: http://www.facebook.com/about/location sui device mobili.
Foursquare, uno dei pionieri in tal senso (che si è negato all’offerta di acquisizione da parte di Facebook), offre la medesima feature come potete vedere in allegato.

Leggi Tutto