L’etica digitale del fotogiornalismo

Postato in data gen 30, 2012

Non è la morte di Neda quanto la sua metaforica rinascita a celebrare, oltre tutto, oltre il medium, oltre la tecnica, il senso. Neda Salehi Agha-Soltan è morta uccisa dalle autorità del governo iraniano il 20 giugno 2009, protestava per le strade di Teheran a seguito delle elezioni presidenziali dello stesso anno. E’ rinata il 22 giugno 2009, quando gli amici hanno deciso di diffondere sul web le immagine della sua morte riprese con mezzi di fortuna utilizzati all’occorrenza. Telefonini, fotocamere, videocamere…

Ma il fine giustifica sempre i mezzi? La storia di Neda dice che certamente si, che a volte è certamente vero che nel senso meno machiavelliano del termine il fine giustifica, in modo condivisibile, certamente i mezzi. Si potrebbe anche aggiungere che alcune delle cruente immagini che raccontano la storia degli ultimi anni, nell’importante premio internazionale, istituzionale per il fotogiornalismo, il Word Press Photo, parlino più di mezzi che di racconti.

E allora si potrebbe anche dire che, perciò, l’etica fotogiornalistica è divenuta relativa, che la morte fa scalpore, che la morte al di là dei confini occidentali fa ancora più scalpore, che non importa quanto quella morte abbia bisogno di etica, che la bella foto, che la foto fatta nel momento giusto al posto giusto, faccia la storia. Chissà poi se Capa, Bresson o ancora Seymour, Rodger, Eisner e Vandivert, fondatori nel 1947 della prima agenzia fotogiornalistica, la Magnum, darebbero il loro assenso.

Se il mondo dei nostri giorni ha deciso un rinnovamento a tutti i costi. Se le immagini un tempo efficaci hanno smesso di avere pregnanza e necessitino di un’urbanizzazione sempre più spinta. Di un’ occidentalizzazione sempre più serrata, spostata oltre i confini della civiltà, quella stessa civiltà che sposta i propri confini sempre più in là. Ma quando la fotografia ha mediato la sua dignità? La nascita del digitale? O è forse la massificazione elargita che determina la perdita d’identità e a volte (che passi per buona) anche la dignità?

Oppure ha sempre creduto, nella storia, per la sua storia, di non possederne di dignità? C’è un valore aggiunto nel mestiere del fotogiornalista rispetto a chiunque possieda una macchinetta che permetta di registrare immagini e diffonderle, è la capacità d’analisi umanistica, è il suo sguardo informato e filantropico. Neda è forse il modo migliore per dire che non si può diffondere informazione in funzione del proprio fine ultimo e cioè la conoscenza. Quando il giornalista è un mediatore della notizia e del sapere la spettacolarizzazione della morte non è concepibile, quando l’estetica della violenza supera l’etica e la com-partecipazione tragica si è fallito il compito. E infine: abbiamo realmente bisogno di veder rappresentata la morte di un corpo sotto il cemento delle case di Haiti per poter com-partecipare da fruitori ultimi?

di Sandra Quagliata e Santo Mangiameli

foto di Henri Cartier-Bresson, Siviglia, Spagna 1933


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Geolocalizzazione delle foto

Postato in data gen 25, 2012

Le geolocalizzazione delle foto, siano esse realizzate con un device mobile o con una macchina fotografica si basa essenzialmente sul segnale GPS e sulle linee WiFi e Wlan.
Gli smartphone di fascia media e alta posseggono il localizzatore satellitare possono salvare nei metadati dell’immagine (EXIF) anche le coordinate geografiche ricevute dal segnale GPS (geotag).
Alcune macchine fotografiche compatte come le recenti  Nikon COOLPIX AW100 e la Canon PowerShot SX 230 HS lo hanno integrato mentre per le reflex esistono accessori come l’Unità GPS GP-1 per Nikon e il GPS Receiver GP-E1 per Canon.

Tornando ai device mobili invece sono numerosi ed in evoluzione i social network  che consentono di postare foto localizzate. La funzione geotag è attivabile come opzione dai dispotivi mobili.

Screen Shot 2012 01 25 at 8.46.15 PM 300x287 Geolocalizzazione delle foto
Facebook Map

Lo stesso Facebook che lanciò “places” offre da tempo questa possibilità con un altro nome: http://www.facebook.com/about/location sui device mobili.
Foursquare, uno dei pionieri in tal senso (che si è negato all’offerta di acquisizione da parte di Facebook), offre la medesima feature come potete vedere in allegato.

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Camera + e DMD : Photoshop e grandangolo su i-phone

Postato in data gen 25, 2012

Partendo dal presupposto che una reflex ben equipaggiata difficilmente può esser paragonata ai cellulari di ultima generazione, sia per il piacere dello scatto che per qualità, c’è da dire però che diversi professionisti affermati iniziano ad effettuare reportage con i-phone e via dicendo.

E’ brutto da dirsi, sento un groppo allo stomaco mentre lo scrivo, perchè la fotografia perde un pò di nobiltà, di preparazione, di studio.

Un file RAW sarà sempre un negativo digitale, e chissà cosa avrebbero pensato i primi sviluppatori della perdita di poesia nello sviluppare una foto non con le mani, ma con un mouse o una penna grafica.

E allora, nonostante il groppo, mi metto nei panni del progresso e ammetto che, di questo passo, non mancherà molto tempo al superamento delle reflex.

Già con l’i-phone4s si è avuto un sostanziale miglioramento sulla nitidezza dell’immagine. Se l’innovazione continua di questo passo (e niente fa pensare al contrario), nuovi strumenti saranno accettati fisiologicamente come strumenti professionali(cosa che oggi non accade: in uno studio è oggi ancora-giustamente- impossibile veder scattare con un cellulare).

Nell’alveo di questo discorso introduciamo due applicazioni, una conosciutissima e per diversi mesi in vetta alla classifica dell’appstore, Camera +. Inutile soffermarsi sulle innumerevoli possibilità che offre, e che la rendono a tutti gli effetti la migliore applicazione fotografica.

Mi soffermo solo su uno dei possibili strumenti da utilizzare, studiato veramente bene, e che applicato fornisce il risultato di 5-6 passaggi su Photoshop.

Il filtro si chiama Clarity, ed ottimizza con personalità gli effetti di luce della foto scattata. Provatelo.

Per gli amanti del grandangolo- per chi scrive è l’obiettivo più amato- ci sono diverse soluzioni. La più efficace, e di recente aggiornata, è l’app DMD, che in modo intuitivo (si gira la scena come se fosse una telecamera scattando nei punti di contatto tra un frame e l’altro) fornisce aperture ottiche che sfiorano il fisheye(i 180 gradi).

Dai filtri alle ottiche le applicazioni sono ormai talmente complete da risultare ripetitive. Usatele, ma con moderazione!

Simone Lettieri

www.simonelettieriblog.com

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MAIL MIA CARA MAIL….

Postato in data gen 24, 2012

Cari amanti della tech, oggi vi voglio parlare di uno degli strumenti perno della rivoluzione digitale di questi ultimi anni ovvero la e-mail, strumento che ad oggi risulta essere sicuramente  tra i più utilizzati   dai dipendenti delle aziende e dai privati.

Da qualche tempo però alcuni CEO di società importanti stanno sollevando delle perplessità sul utilità e sul utilizzo della mail all’interno delle loro aziende tant’è che alcune di loro hanno già preso dei provvedimenti a riguardo: la Atos  di Thierry Breton  ha deciso di voler abbandonare l’uso della mail entro il 2014 (a causa dell’utilizzo eccessivo che  ne fanno  i suoi dipendenti)a favore di sistemi di messaggistica instantanea,la Klick  usa la mail solo per i contatti con l’esterno, la Capgemini  utilizza piattaforme social come Yammer ed ha visto ridurre l’uso della mail del 40%  fino ad arrivare alla Intel che ha imposto ai suoi dipendenti di non usare la mail il venerdì.

Ad avvalorare la decisione presa da Thierry Breton & C. c’è stata una ricerca di mercato svolta da Webtorials commissionata dalla compagnia telefonica texana Fonality sull’utilità della mail sul posto di lavoro dove i risultati hanno evidenziato un uso della mail pari al 36% dell’orario di lavoro giornaliero per comunicazioni sia per uso interno che esterno .

In seguito il redattore ed editore di Webtorials Steve Taylor  ha aggiunto che la ricerca ha anche evidenziato  che riducendo del 25% le operazione legate all’utilizzo della mail è possibile guadagnare ogni anno sei settimane di produttività per dipendente.

Naturalmente tale cambiamento secondo i “più” del settore per far si che prenderà piede ci vorranno almeno tre anni.

Quindi  cari dipendenti occhio ai Vostri  CEO perché quando meno ve lo aspettate questa rivoluzione potrebbe toccare anche a voi!! ocio!! icon wink MAIL MIA CARA MAIL....

Fonte:blog.debiase.com

corrierecomunicazioni.it

Otino La Palombara

Copywriter & Digital Pr

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La Correzione del Colore: di luci e di ombre

Postato in data gen 22, 2012

Introduzione

A volte le idee più fondamentali nascono da osservazioni apparentemente banali. Una delle mie preferite è la seguente: «Tutto ciò che è detto è detto da qualcuno». Questa frase appare in un’opera del 1985 di Maturana e Varela, due neurobiologi cileni. Sembra innocua, ma da essa scaturisce in pratica l’intera teoria del costruttivismo, che in sostanza mette in discussione la possibilità di una conoscenza oggettiva della realtà. In altri termini: tutto ciò che percepiamo è soggettivo.

Nella CC, come scrivevo in un mio recente articolo, abbiamo bisogno di stabilire una qualche regola – o serie di regole – che ci permetta di definire il concetto di “immagine migliore”. E questo non è così semplice come potrebbe sembrare.

Sgombriamo subito il campo da un possibile equivoco. Quando parliamo di “immagine migliore” non intendiamo “migliore in senso assoluto”, ma sottintendiamo “immagine migliore rispetto a un’altra”. Ovvero, cerchiamo di stabilire una sorta di ordine all’interno di una serie di versioni diverse della stessa immagine. Anche perché non credo che possa esistere, semplicemente, una versione di un’immagine che sia inequivocabilmente considerabile migliore di qualsiasi alternativa.

Vorrei lanciare, per iniziare, un’osservazione apparentemente banale quanto quella riportata sopra: «A parte un solo caso eccezionale, qualsiasi immagine ha un punto più chiaro e un punto più scuro». Il caso eccezionale è rappresentato naturalmente da un’immagine consistente in un’unica area di colore rigorosamente uniforme, ovvero quello che in termini tecnici viene definito “swatch” o “campione”. Mentre in questa immagine la luminosità non varia a causa della sua uniformità, qualsiasi altra immagine, anche il più tenue dei gradienti, ha un punto più chiaro e un punto più scuro.

Come sbagliare una fotografia

Per comprendere in profondità la natura di questi due punti, dobbiamo liberarci da un fardello pesante: la nostra istintiva convinzione che questi punti siano assoluti. Permettetemi un esempio.

Original OK La Correzione del Colore: di luci e di ombre

L’immagine che vedete qui sopra rappresenta la pagina di un libro da me fotografata in condizioni di luce artificiale all’interno di una stanza. È uno scatto realizzato ad hoc e assolutamente senza pretese, fatto a puro scopo dimostrativo. Ho poi fotografato lo stesso libro dopo avere ridotto il livello di illuminazione della pagina e mantenendo esattamente le stesse identiche condizioni di esposizione. Il file originale RAW, sviluppato con gli stessi parametri del precedente, dà questo risultato:

Original Under La Correzione del Colore: di luci e di ombre

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