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Io compro i miei “like”: in Italia l’80% dei fan delle aziende sarebbe fasullo

Postato in data mag 18, 2012

Secondo uno studio condotto da Marco Camisani Calzolari, imprenditore e professore di Comunicazione aziendale e Linguaggi Digitali allo Iulm, L’80% dei fan e dei follower delle aziende italiane sarebbe di dubbia provenienza.  Calzolari recentemente ha puntato nuovamente il dito contro l’acquisto di veri e propri “pacchetti” umani, ovvero decine e decine di “like” che sui social network sembrano spuntare dal nulla. Calzolari, che ha scelto di riaccendere i riflettori sul fenomeno del doping della notorietà sui social network, racconta che i prezzi pare siano alla portata di tutti come, ad esempio, 20 dollari per ottenere 50mila follower su Twitter o 30 dollari per avere 6mila like sulla pagina Facebook.

Sembra un gioco ma non lo è, infatti, basta pagare per raggiungere numeri che, oggettivamente, fanno comodo non solo a grandi marchi, ma anche a piccole realtà che tentano di emergere, a uomini politici alla ricerca di consensi o, semplicemente, a singoli internauti interessati a pompare il proprio ego digitale. I pacchetti, secondo Calzolari, sarebbero suddivisi in due fasce: Quelli finti, creati da un bot, ovvero un programma che genera automaticamente profili falsi, e quelli veri e iscritti a portali che propongono l’affiliazione come moneta di scambio. Per quanto riguarda le identità fasulle, infatti, il sito internet Seoclerks.com è attualmente il punto di riferimento per chi vuole comprare secchiate di identità inesistenti. Il portale che offre anche link falsi per aumentare l’indicizzazione dei siti, sfornerebbe automaticamente, udite udite, anche articoli su qualunque argomento e, per ricevere tutto questo, ovviamente, basta pagare.

Ma in alcuni casi, purtroppo, non è raro l’effetto boomerang come, ad esempio, è accaduto l’ anno scorso all’allora candidato repubblicano alle presidenziali a stelle e strisce Newt Gingrich che, senza troppe premure, è stato pizzicato con il 92% dei follower falsi. Per rendersi conto delle proporzioni del fenomeno è sufficiente osservare non solo le statistiche relative all’attività sui social network in Italia ma, ad esempio, il profilo del giornalista Gian Paolo Serino sfoggia tutt’ora 53mila follower, molti dei quali sono a occhio nudo quantomeno sospetti: nomi e biografie improbabili, attività inesistenti e contatti di dubbia provenienza. Diventato bersaglio di sberleffi in azzurro per qualche ora, Serino avrebbe confermato di aver pescato, grazie ad alcuni “pozzi di San Patrizio”, i contatti solo con l’intento di alzare i riflettori sulla pratica e denunciarla.

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Televisione & web insieme: con “Lost in Google” tutto è possibile

Postato in data apr 6, 2012

Tv o Web? Questo è il dilemma. Oggi, infatti, la crescita esponenziale d’un universo digitale fatto di libertà e condivisione sui social network, pone all’attenzione di chi quotidianamente lavora con l’informazione, anche proveniente dall’ambiente televisivo, la necessità di soddisfare un pubblico sempre piu’ attento a qualità e fonti delle notizie.

Due media potenti ma molto diversi Tv e web, tanto da attrarre le mire di quanti desidrano, da sempre, d’unificare le due grandi potenze comunicative. Alcune reti televisive, infatti, hanno provato a lanciare esperimenti capaci d’unificare la potenza comunicativa dello schermo televisivo alla versatilità del web ma, purtroppo, i risultati si sono rivelati poco soddisfacenti. Non tutto è perduto però, infatti, a vincere in pieno la sfida, secondo recenti rumors,  è un gruppo di web-creativi autori “a costo zero” di un progetto che, puntata dopo puntata, si sta guadagnando sempre più seguito.

La serie, dal titolo “Lost in Google”, vedrà offrire al pubblico la terza puntata online (disponibile a questo indirizzo: lostingoogle. fanpage. it). Il progetto, in realtà, è un piccolo capolavoro a metà tra Lost e Matrix, il tutto impreziosito da nuovissimi ed inediti contributi degli utenti. La realizzazione del progetto è tutto merito d’una innovativa agenzia di web-comunication: la The Jackal di Napoli che, grazie ad uno spunto narrativo legato ad una ricerca su Internet, regala al pubblico improbabili scenari. Cosa succede cercando Google su… Google? Nella web-serie,questa ricerca apre una porta di comunicazione tra mondo reale e realtà virtuale. Il protagonista, Simone,  già interprete delle precedenti produzioni Jackal,verrà risucchiato nel web e, tra risate e trovate orginali, vivrà un’esilarante  avventura fino a ritrovare, finalmente, la “porta” di casa.

La pubblicità, contenuta in un appello che accompagna ogni puntata, “Aiutaci a trovare Simone! I commenti degli utenti verranno selezionati e inseriti negli episodi successivi”, non è una semplice trovata, bensì una promessa. “Selezionare i commenti potenzialmente sceneggiabili,  spiega Alfredo, uno degli autori del progetto, è un lavoro massacrante ma sicuramente molto gratificante. I messaggi selezionati per primo episodio, infatti, sono stati oltre 1 ’ 000 e, addirittura, per il secondo bene 9 ’ 000”. Le richieste degli utenti selezionate dallo staff sono in grado d’offrire allo spettatore una sensazione di vera interazione, come se fosse in corso un duello tra lo sceneggiatore e gli utenti You-Tube.

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Web-tv denunciata dall’ Ordine dei Giornalisti: l’accusa? Esercizio abusivo della professione

Postato in data apr 4, 2012

Colpisce forte, risuona come una minaccia dai toni quasi sarcastici la notizia che, nell’era degli smartphone e dei social network, i cittadini non possano utilizzare la tecnologia per fare informazione e documentare fatti e notizie. Secondo l’ordine dei giornalisti, infatti, non sarebbe possibile postare una foto o un video amatoriale direttamente online senza, per contro, possedere un tesserino dell’albo professionale. Chi lo fa, incurante delle sanzioni previste, potrebbe rischiare una vera e propria denuncia da parte dell’ordine dei giornalisti e, trattato come i peggiori criminali, rischia una pena fino ad un massimo di sei mesi di carcere.

La notizia shock parte a seguito d’un esposto dell’ODG del Friuli Venezia Giulia che colpisce d’una web tv di Pordenone, la PnBox, accusata d’ esercizio abusivo della professione. L’ordine colpisce forte e, nonostante quotidianamente centinaia di blog e cittadini condividano abitualmente video e foto sui social network, le accuse mosse all’amministratore delegato Francesco Vanin vanno dalla mancata registrazione all’albo alla disponibilità per gli utenti di creare gratuitamente, tramite una piattaforma, video autoprodotti che includono anche notizie di cronaca e politica, oltre ad appuntamenti di musica, arte e cultura in città.

L’ODG friulano denuncia Vanin in quanto responsabile delle trasmissioni sulla webtv e la sua “attività giornalistica non occasionale di diffusione gratuita di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale specie riguardo ad avvenimenti di attualità politica e spettacolo relativi soprattutto alla provincia di Pordenone”. C’è da dire però che Vanin,come centinaia di altri utenti ogni giorno, non ha svolto attività giornalistica ma ha semplicemente messo “gratuitamente” al servizio dell’utenza internet la propria piattaforma. L’odg però, nonostante la sentenza 1907/10 della Cassazione esterni chiaramente che le pubblicazioni online di una testata non registrata non sono soggette alla legge sulla stampa, continua a sostenere l’impossibilità per chi non è munito di regolare tesserino di fare informazione e diffondere  notizie.

Le parole di Pietro Villotta, presidente dell’ordine del Friuli, chiariscono ogni dubbio riguardo l’esposto alla procura di Pordenone: “Non abbiamo nulla di personale contro Vanin e la sua tv – osserva – ma riteniamo che qualsiasi sito che si presenti ‘nella sostanza’ come informazione giornalistica debba rispettare la legge sulla stampa”. C’è da dire però che esiste una zona grigia tra l’articolo 21 della Costituzione e la legge sulla stampa e tocca inesorabilmente i blog e le piattaforme online. Secondo l’ordine, infatti, anche chi pubblica i propri video su YouTube fa divulgazione e, se lo fa regolarmente, è passibile di segnalazione.

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Banche immagini, royalty e free download

Postato in data feb 11, 2012

Una banca o archivio di immagini online è un motore di ricerca per foto, illustrazioni e video che ci permette di cercare tramite parole chiave (ma anche per colore dominante, numero dei soggetti, collezione, dimensioni, etc.) il soggetto o il concetto che ci interessa, il quale una volta individuato può essere acquistato ed utilizzato per fini commerciali.

Esistono vari tipi di licenze a seconda dell’uso definite solitamente “Standard” ed “Estesa” collegate a vari tipi di pagamento e/o di abbonamento.

Si può infine diventare “Contributor” inviando le proprie foto ed iniziando a guadagnare in base a dei programmi di royalty rate e al numero dei download della nostra foto, illustrazione o clip.

Che cos’è il Royalty-free:
Royalty-free è un termine che indica una tipologia di contratto fra due entità (agenzia ed utilizzatore o utente), che avviene quando la prima concede il diritto alla seconda di utilizzare una risorsa, ad esempio una fotografia o un brano musicale. Il termine royalty-free significa che una volta che la licenza è stato acquisita, l’utente può utilizzare la risorsa senza limiti di tempo e spazio senza dover sostenere ulteriori costi, naturalmente seguendo le linee guida della licenza stessa.

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Sito Getty Images

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Geolocalizzazione delle foto

Postato in data gen 25, 2012

Le geolocalizzazione delle foto, siano esse realizzate con un device mobile o con una macchina fotografica si basa essenzialmente sul segnale GPS e sulle linee WiFi e Wlan.
Gli smartphone di fascia media e alta posseggono il localizzatore satellitare possono salvare nei metadati dell’immagine (EXIF) anche le coordinate geografiche ricevute dal segnale GPS (geotag).
Alcune macchine fotografiche compatte come le recenti  Nikon COOLPIX AW100 e la Canon PowerShot SX 230 HS lo hanno integrato mentre per le reflex esistono accessori come l’Unità GPS GP-1 per Nikon e il GPS Receiver GP-E1 per Canon.

Tornando ai device mobili invece sono numerosi ed in evoluzione i social network  che consentono di postare foto localizzate. La funzione geotag è attivabile come opzione dai dispotivi mobili.

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Facebook Map

Lo stesso Facebook che lanciò “places” offre da tempo questa possibilità con un altro nome: http://www.facebook.com/about/location sui device mobili.
Foursquare, uno dei pionieri in tal senso (che si è negato all’offerta di acquisizione da parte di Facebook), offre la medesima feature come potete vedere in allegato.

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News – Il settore delle compatte sempre più in crisi a causa degli smartphone

Postato in data gen 19, 2012

In questi ultimi anni, le nuove tecnologie hanno portato ad un’ottima qualità i sensori e le lenti utilizzate negli smartphone, che, pur rinunciando allo zoom ottico offerto dalle compatte, garantiscono eccezionali scatti.

Oltre alle famose statistiche di Flickr, che eleggono l’iphone 4 e 4S come fotocamere più utilizzate per scattare e condividere, si è aggiunta anche un’altra ricerca, l’ Imaging Confluence Study, effettuata dall’NDP, dove vengono analizzate le abitudini del fotografo “medio” americano.

ndp News   Il settore delle compatte sempre più in crisi a causa degli smartphone

Lo studio evidenzia che la percentuale di fotografie riprese con smartphone è passata dal 16% del 2010 al 27% di quest’anno, mentre la percentuale di scatti con fotocamere è scesa dal 52% al 44%. Per quanto riguarda i dati di mercato, nei primi 11 mesi dell’anno scorso la vendita di compatte digitali economiche, le cosiddette “punta e scatta”, è calata del 17%. Emerge infine che più di un quarto di foto e video è ripreso col cellulare.

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