Redazionale: Benvenuto in questa nuova realtà, collabora con noi

Redazionale: Benvenuto in questa nuova realtà, collabora con noi

Caro lettore, ti do il benvenuto nella Comunità di fotografia30.it certo che la nostra collaborazione sarà molto proficua. Come già scritto nel blog, questa iniziativa è nata per seguire le evoluzioni della tecnologia Light Field, capirne i meccanismi, le potenzialità e, quando avremo in mano una fotocamera con questa tecnologia, scambiarci esperienze pratiche.

Questa premessa per dire che abbiamo davanti un percorso tutto in salita, un mondo ignoto da penetrare per trovare risposte alle tante domande che già ci sono ed a quelle che verranno fuori nei prossimi mesi. Una parte di quelle note sono già presenti nel nostro blog il cui immediato affollamento dimostra come la Fotografia 3.0 abbia già un suo spazio nell’immaginario dei fotoamatori, non pochi dei quali guardano con perplessità ad un cambiamento che sarà fatale ma non indolore, sotto il profilo psicologico per noi ed economico per il comparto delle fotografia digitale.

Nei primi tempi questo sarà lo scenario nel quale dovremo muoverci, cercando di contribuire a definirlo con chiarezza innanzitutto a noi stessi, rimuovendo atteggiamenti culturali che ci vengono da professionalità ed abitudini profondamente radicate in ognuno di noi. Più che profondamente: la macchina che usiamo, sia essa professionale o amatoriale, reflex o compatta, economica o costosa è la stessa da un secolo e mezzo.

thomas sutton 1861 Redazionale: Benvenuto in questa nuova realtà, collabora con noiCerto: oggi la fotografia è digitale ma ciò influisce moltissimo sull’autonomia di scatto e sui costi e molto poco, direi pochissimo, sul fare fotografia.
La prima reflex risale al 1861, era di legno e povera di meccanica ma, sostanzialmente, funzionava come oggi funziona una reflex moderna. Questa e quella egualmente basate su un corpo, un obiettivo ed un sistema per regolare il tempo di esposizione e la quantità di luce da far passare. Insomma: siamo lì, facciamo fotografia come la facevano i nostri bisnonni e il risultato sarebbe poco diverso se usassimo una scatola di scarpe con un buco davanti ed una pellicola piana fermata con lo schotch all’interno. Con questo non voglio sminuire l’evoluzione tecnologica ma solo sottolineare che siamo abituati agli stessi movimenti ed alla stessa logica da oltre un secolo, accumulando competenze che si sono rivelate preziose per molti decenni ma perderanno ogni significato nel passaggio alla Fotografia 3.0:  per evoluta ed automatica che sia una fotocamera digitale, tirarne fuori foto ben fatte e non banali richiede competenze molto simili a quelle di cinquant’anni fa, a volte addirittura superiori a causa dell’elettronica ma una Light Field Camera non necessita di alcun tipo di competenza per produrre immagini impossibili alla fotografia tradizionale sia analogica che digitale. Sarà un shock culturale e tecnico per quelli di noi – la maggioranza – che hanno sempre considerato l’armeggiare con obiettivi, otturatori e diaframmi parte inseparabile dello scatto finale.

Ma la storia è questa, è già successo tante volte in tutti i campi della tecnica. Ogni volta ci si è trovati costretti ad adeguamenti professionali e culturali drammatici. Vecchie professionalità hanno dovuto cedere il passo alle nuove, per consentire quei progressi tecnici e sociali che sono parte inscindibile della natura umana.
Limitando lo sguardo al solo ambito fotografico, in un secolo e mezzo di esistenza per due volte l’intero comparto artigianale ed industriale è stato letteralmente raso al suolo prima dal negativo di Talbot e poi dall’avvento del digitale. Centinaia di migliaia di persone sono state espulse dal mercato, aziende hanno dovuto affrontare costosi rinnovamenti e, non di rado, il fallimento. Ma allo stesso tempo, energie nuove e senza pregiudizi si sono impadronite delle tecnologie emergenti, raccogliendo e portando avanti la staffetta del progresso. Sino alla prossima tappa, quando dovranno, a loro volta, cederla. Ecco, noi ci troviamo in questa fase: abbiamo una staffetta da raccogliere e portare avanti. Sono certo che vorrai farlo con me e con noi tutti di Fotograia30.it

Se desideri quindi collaborare con noi, scrivi a domiad@hotmai.com

 

 

 

 

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About the author

domenico addotta Autore: Domenico Addotta Sul Web io sono nato come "DoMiAd", nickname da me inventato per entrare in IRC (Internet Relay Chat), la prima chat creata da Jarkko Oikarinenche; IRC è stata la prima forma di comunicazione su Internet sin dal lontano 1988. Il mio nome reale è Domenico Addotta, classe 1975, siciliano D.O.C., ho iniziato giovanissimo a interagire con il web fin dai suoi albori, con un modesto modem analogico da 28.8Kb UsRobotics e un PC Olivetti M 200. All' epoca internet era composto da pochi siti, più che altro testuali (vista la modesta velocità di connessione) e con qualche sporadica immagine a bassa risoluzione, imperversavano più che altro le Chat IRC e i server BBS dove scaricare applicativi; era comunque molto emozionante navigare in questo nuovo mondo e già all' epoca ne intuì tutte le sue potenzialità. Solo nel 2004, quando i tempi sono diventati davvero maturi per realizzare la mia idea (che mi frullava in testa da diverso tempo), grazie alla mia grande passione per la fotografia, ho deciso di creare un vero e proprio network fotografico a livello nazionale, il Domiad Photo Network, al fine di divulgare questa bellissima arte a quante più persone possibili attraverso tutte le potenzialità che la rete offriva e nel contempo creare un luogo di incontro virtuale in cui scambiarsi pareri, opinioni, idee e avviando importanti partnership con altre realtà legate alla fotografia. Profilo Linkedin: www.linkedin.com/in/domiad

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