Il Bianco Nero professionale: l’intervista a Bruno Nardini
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Oggi, per approfondire al meglio il tema riguardante la stampa bianco-nero professionale, dedichiamo a tutti i lettori di fotografia30.it l’intervista integrale a Bruno Nardini de “Il Laboratorio”.
Il Laboratorio, nato nel 1996 a Torino, è specializzato nella stampa del bianconero con procedimento chimico; oggi potrebbe sembrare un limite, in realtà, grazie all’ingranditore digitale De Vere che proietta il file sulla carta tradizionale, è possibile stampare con il tradizionale trattamento di camera oscura anche le immagini digitali.
Nelle attuali tendenze del bianconero in generale e della stampa in particolare, cosa sta cambiando dal lato tecnico?
Indubbiamente l’industria ha investito molto sul colore. Il bianconero digitale è venuto dopo (sia come tempi che come impegno) e con tecnologie derivate da quelle per il colore. Solo in anni recenti sono stati fatti studi di un certo rilievo sulle stampanti, sui pigmenti e sulle carte, senza però arrivare ad una gamma tonale paragonabile a quella offerta dalla carta chimica.
Questa semplice evidenza ci ha portato a proporre la stampa analogica anche da file, dotandoci di un ingranditore digitale De Vere che proietta il file sulla carta da stampa bianconero tradizionale e consente quindi di continuare ad usare il trattamento chimico di camera oscura. Tale strumento permette di stampare direttamente il file senza passare per un internegativo, che si ottiene stampando l’immagine positiva su un supporto trasparente per renderla negativa.
Su che tipo di supporti e con quali materiali stampate?
Solo su carta, baritata o politenata, e questo dipende dalle richieste dei nostri clienti e dalla scelta fatta dell’ingranditore digitale De Vere.
Come si confrontano a livello di costo?
Lavorando con l’ingranditore digitale De Vere e la chimica tradizionale non ci sono sostanziali differenze nel costo delle stampe; si tratta comunque di una lavorazione sempre artigianale.
C’è difficoltà nel reperire i materiali, dalla ripresa alla stampa, per la fotografia analogica in bianconero?
Indubbiamente la disponibilità di supporti sensibili è più limitata rispetto al passato (Agfa ha chiuso e altri marchi hanno ridotto il numero dei prodotti a catalogo), ma la qualità rimane buona. Direi quindi che la grande paura di essere costretti a passare completamente al digitale è passata e si stanno definendo nuovi equilibri. Inizialmente i produttori temevano un mercato in costante declino, invece il consumo di materiale sensibile oggi è abbastanza stabile, anche perché la disponibilità nel mercato dell’usato di fotocamere analogiche a prezzi accessibili le ha rese alla portata dei fotoamatori e dei giovani che vogliono fare sperimentazione. Certo siamo lontani dagli anni d’oro, ma il mercato assicura numeri sufficienti a mantenere in funzione alcuni stabilimenti di produzione di pellicole, carte e prodotti chimici. Se alcuni prodotti non sono più reperibili si tratta di approfondire la conoscenza di quelli oggi sul mercato per arrivare comunque al risultato voluto.
Che tipo di materiali deve portare il cliente per ottenere il migliore risultato in stampa?
Finchè il cliente fornisce un file a 300 dpi con un numero di pixel adeguato al formato di stampa, non ho esigenze particolari. Naturalmente lo stesso fotografo sarà partito da un progetto e in base al risultato da ottenere avrà usato una risoluzione adeguata, tenendo conto anche di possibili ritagli delle immagini. È come scegliere se lavorare su pellicola 35mm, medio formato o grande formato in base al tipo di lavoro.
Non sempre le foto che si stampano in bianconero sono state riprese con questa intenzione e quindi ci vorrà una certa attenzione nella conversione, dando anche omogeneità alle immagini di uno stesso lavoro, ma queste sono cose che i fotografi sanno bene. Come nel caso di un reportage fatto con diverse pellicole, la stampa su carta baritata dovrà cercare di dare omogeneità all’insieme del portfolio, anche se le emulsioni e le luci sono diverse.
Quali sono gli errori più frequenti di chi vi porta un lavoro da stampare?
Soprattutto per chi non lavora abitualmente con il bianconero, a volte ci può essere qualche difficoltà nella conversione in termini di gamma tonale e di corrispondenza tra colori e toni di grigio. In questi casi ci si confronta con il cliente e si procede ad una nuova conversione.
Ricordiamo a tutti i nostri lettori che l’intervista completa è disponibile su “Progresso Fotografico”, serie oro 16, speciale Bianco Nero
http://www.fotografia.it/articoloPF_archivio.aspx
In questa foto di beauty si è iniziato in modo tradizionale, effettuando un provino per valutare l’immagine di partenza ed indicare poi gli interventi da effettuare in stampa: il risultato finale dà maggiore evidenza agli occhi e alla bocca della modella, mentre il viso acquista maggiore luminosità.
Foto di Sergio Alfredini.
1 provino
2 -3 mascheratura
4 stampa finale
Articolo pubblicato per Editrice Progresso da Dario Aloja.
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